Transazione fiscale e contributiva più facile nei concordati ed accordi di ristrutturazione

Potranno essere omologati accordi di ristrutturazione e concordati preventivi anche senza l’adesione alla proposta di transazione fiscale e contributiva quando l’adesione è decisiva al fine del raggiungimento delle percentuali di voto previste per l’approvazione. In tal caso, comunque,

il soddisfacimento offerto deve essere più conveniente di quello derivante dall’alternativa liquidazione della società, sulla base delle risultanze di un’attestazione resa da un professionista indipendente.

E’ questo quanto previsto dall’emendamento approvato lo scorso 11 novembre 2020 dalla commissione Affari Costituzionali del Senato, anticipando, nella sostanza, l’entrata in vigore di alcune disposizioni previste dal Codice della crisi d’impresa.

L’intenzione del legislatore pare quella di porre rimedio a due delle principali criticità emerse nel corso degli anni, costituite:

  1. dal ritardo con cui gli Uffici di solito esaminano le proposte di transazione fiscale e contributiva;

  2. dalla rigidità (anche legata a profili di eventuale danno erariale) con la quale gli Uffici hanno mostrato di analizzare dette proposte che spesso sono state rigettate - sebbene ci fosse palese convenienza per l’Amministrazione - solo perché prevedevano percentuali di soddisfacimento troppo limitate.

Pare quindi che il legislatore, in un momento così delicato come quello attuale, voglia interrompere tale modus operandi.



Restructuring agreements and composition with creditors ("concordato preventivo") will have to be approved even without adhering to the proposed tax and contribution settlement when adherence is decisive in order to achieve the voting percentages required for approval. In this case, however,

the satisfaction offered must be cheaper than that resulting from the alternative liquidation of the company, based on the results of a certificate issued by an independent professional.

This is what is provided for in the amendment approved on 11 November 2020 by the Senate's Constitutional Affairs Committee, anticipating, in substance, the entry into force of certain provisions of the Business Crisis Code.

The legislator's intention seems to be to remedy two of the main critical issues that have emerged over the years:

  1. the delay with which the Offices usually examine proposals for tax and contribution transactions;

  2. the rigidity (also linked to possible tax damage profiles) with which the Offices have shown to analyse these proposals, which were often rejected - although there was a clear advantage for the Administration - only because they provided for too low satisfaction percentages.

It seems therefore that the legislator, at such a delicate moment as the present, wants to interrupt this modus operandi.

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